Placenta, albero della vita

Albero della Vita

Albero della Vita

Scrivo un articolo sulla placenta, questo organo essenziale per la vita umana e troppo spesso trascurato, proprio perché sono in molti a non conoscere la sua importanza. Io stessa prima della gravidanza non ne sapevo molto, ma purtroppo non ne ho saputo un granché nemmeno per buona parte dei nove mesi di attesa! Nonostante la mia ignoranza, però, una splendida placenta cresceva dentro di me per accompagnare mia figlia nella vita intrauterina!

La placenta umana a livello fisiologico è un organo condiviso da madre e feto che si modifica parallelamente allo sviluppo del feto nel grembo materno. Quando l’embrione sta iniziando la seconda settimana di vita, comincia il processo di impianto nell’utero, che in genere si conclude entro il dodicesimo giorno. Forse pochi sanno – è una cosa che mi ha affascinata molto – che placenta ed embrione sono geneticamente identici poiché derivano entrambi dall’unione dell’ovulo con lo spermatozoo.

La placenta si sviluppa quindi nell’utero materno insieme al feto, fornendogli attraverso il cordone ombelicale (costituito da una vena e due arterie che collegano appunto il feto a questo incredibile organo) i nutrimenti necessari e consentendo di eliminare i prodotti di scarto. La circolazione sanguigna della placenta e quella della madre entrano infatti in un rapporto di scambio pur rimanendo separate: il sangue della madre e quello del feto entrano in contatto nella placenta per promuovere lo scambio gassoso, ma i due sistemi circolatori rimangono separati e questo permette, ad esempio, la tolleranza immunitaria nonostante l’eventuale differenza di gruppi sanguigni tra i due organismi coinvolti (i famosi RH positivo e negativo).

Tra le funzioni della placenta c’è la produzione di ormoni (gonadotropina, estrogeni, progesterone) che regolano la gravidanza, la crescita del feto e dell’utero, l’ammorbidimento dei legamenti nella zona del bacino, regolano le contrazioni uterine e preparano il corpo della madre all’allattamento. Al momento del parto la placenta si distacca dall’utero in seguito alle contrazioni uterine in un processo che prende il nome di secondamento placentare, che avviene circa 11-20 minuti dopo la nascita del bambino.

In alcune società ancora oggi le pratiche indigene sfruttano il legame bimbo-placenta per sostenere la vita neonatale dopo la nascita di entrambi. Poiché, dopo la fuoriuscita del feto e della placenta dal corpo della madre, la vita continua a scorrere dalla placenta al neonato (mediante il passaggio di sangue e di cellule staminali), si usa riscaldare la placenta immergendola in acqua tiepida per far riprendere neonati in pericolo, ovviamente quando questi sono ancora connessi alla placenta attraverso il cordone ombelicale.

Spesso si usa, inoltre, far ingerire alla partoriente un pezzo della placenta appena espulsa in modo da prevenire, e talvolta curare, le emorragie post parto specialmente quando le condizioni che non consentono l’uso di farmaci. Questo rimedio era conosciuto anche nell’Italia rurale. Antiche credenze italiane (ma anche nel resto del mondo!) ritenevano inoltre che l’ingestione della placenta favorisse la produzione di latte, che è peraltro regolata in parte dallo stesso ormone che regola le contrazioni uterine tanto importanti per scongiurare le emorragie post parto, ossia l’ossitocina.

Non voglio soffermarmi qui sul dibattito che vede protagonisti la nascita in casa, la nascita Lotus (che prevede di lasciare collegati il bimbo e la placenta fino a spontanea caduta del cordone ombelicale) o il clampaggio ritardato del cordone ombelicale (suggerito caldamente anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ormai previsto fortunatamente in molti ospedali italiani!). La mia intenzione è quella di far soffermare i genitori, ma non solo, sull’importanza di questo piccolo organo trascurato (pensate, pesa appena 500-600 grammi!).

E se questo vale dal punto di vista scientifico e fisiologico, non dimentichiamo che esiste anche un piano spirituale sul quale la placenta riveste un ruolo altrettanto importante! In quanto unica entità geneticamente identica al neonato (tranne nel caso di gemelli omozigoti), la placenta è ritenuta da molte culture e miti antichi la custode dell’anima del bambino, il chakra dimenticato, l’Albero della Vita, l’angelo del bambino. A lei sono collegate svariate figure leggendarie (il Drago placentare, la Fenice, la Gorgone, il Totem, Ezechiele, …) e riti che ne celebrano l’importanza, tra i quali la sepoltura in luoghi specifici, accompagnata da preghiere e canti.

Sono rimasta affascinata dalla Placenta di mia figlia, e le sono grata per averci accompagnate nella nostra avventura gestazionale. A volte penso alla mia Placenta, mia anima gemella, dispersa chissà dove, smaltita come rifiuto dall’ospedale in cui sono nata, o venduta a qualche ditta cosmetica per ricavarne creme. Le invio spesso preghiere silenziose e so che la sua parte eterea mi può ancora sentire. Sono felice di aver compreso l’importanza di questo essere che mi ha accompagnata per nove mesi, e non finirò mai di ringraziare Ibu Robin Lim per aver dato il via al mio processo di consapevolezza col suo “Il libro della placenta. Il chakra dimenticato”.

Spero di aver contribuito nel mio piccolo a diffondere questa consapevolezza in altre persone!

Bibliografia:

Creasy R.K., Resnik R., Iams J.D. (Settembre 2003) Maternal-Fetal Medicine: Principles and Practise, pp. 31-32.

The “Jeeva” Project. Investigating the Indigenous Practice of Reviving the Lifeless Newborn by Stimulation of the Placenta.

Robin Lim, “Il libro della Placenta. Il chakra perduto”, Macro edizioni, 2013

Sito ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) http://www.who.int/en/

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